{"id":7044,"date":"2016-03-07T12:12:33","date_gmt":"2016-03-07T11:12:33","guid":{"rendered":"https:\/\/shopinthecity.it\/?p=7044"},"modified":"2016-03-07T12:12:33","modified_gmt":"2016-03-07T11:12:33","slug":"effetto-olimpico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/shopinthecity.it\/genova\/4passi\/effetto-olimpico\/","title":{"rendered":"Effetto Olimpico"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\"><span class=\"s1\" style=\"color: #5a9d81\"><i>A distanza di dieci anni dai Giochi Olimpici invernali del 2006, Torino ricorda quello che fu un momento speciale per la citt\u00e0, un'occasione per mostrare al mondo le sue bellezze fino ad allora tenute un po' nascoste<\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">D<\/span>ieci anni fa, tutti avevano un'opinione in merito a quel che sarebbe successo di l\u00ec a poco. C'era chi considerava le Olimpiadi invernali l'evento del secolo per Torino e gi\u00e0 da mesi andava in giro con la giacca grigia, rossa e arancio in dotazione ai volontari. C'erano i detrattori, quelli che facevano i conti e scoprivano che non tornavano e che queste Olimpiadi sarebbero costate troppo alla citt\u00e0 e ai cittadini. Si aspettava la svolta, consapevoli che le luci, per un paio di settimane, si sarebbero illuminate sulla citt\u00e0. Ma si era incerti sul futuro. Sarebbe durato? Avrebbe portato giovamento? Lo sforzo sarebbe servito? Torino poteva farcela a diventare una nuova capitale italiana del turismo? A distanza di dieci anni, la risposta a tutte queste domande forse ce l'abbiamo. Ma dieci anni fa era anche l'incertezza sul risultato che contribuiva a creare quell'atmosfera adrenalinica, unica. C'era fermento, nelle piazze torinesi. Spuntavano \u201ccase\u201d ovunque, pronte a ospitare le delegazioni di ogni Paese, con la loro corte di tradizioni e festeggiamenti annesse. C'erano star, mai viste e sentite prima in cos\u00ec grande numero in citt\u00e0. C'erano sport nuovi \u2013 chi aveva mai sentito prima parlare del curling, prima del 2006? - e vecchie passioni che i torinesi da sempre portano con s\u00e9, come lo sci. C'erano notti intere, bianche perch\u00e9 illuminate dalle luci, e la gente che affollava le vie. C'era la volont\u00e0 di rendersi utili, di essere partecipi, di gustarsi un pezzettino di quel momento perch\u00e9, quando finalmente inizi\u00f2, anche i detrattori capirono che avrebbe fatto parte della Storia della loro citt\u00e0. Torino venne invasa. Di gente, di atleti, di colori, di musica, di festeggiamenti, di strutture nuove \u2013 permanenti e provvisorie. Torino, la citt\u00e0 che, anche per una sua scelta di riservatezza, fino ad allora era sempre rimasta ad osservare il mondo stando leggermente dietro le quinte, si tirava a lucido per accogliere quell'invasione. Puliva strade, costruiva palazzetti, erigeva un gigantesco arco rosso in onore ai cerchi olimpici, accendeva d'un fuoco perpetuo una gigantesca fiaccola, inaugurava metropolitane, illuminava ponti. Ecco, quei ponti sul Po illuminati di luci colorate, come se Torino fosse Praga, erano il segnale che qualcosa stava davvero cambiando. Che la citt\u00e0 si stava riscoprendo e i torinesi stavano accettando di aprire le porte di casa loro ai turisti di tutto il mondo, fieri di sentirsi dire quanto fosse meraviglioso il loro salotto. Prego, benvenuti, lasciamo le luci accese apposta per voi. Perch\u00e9 i Torinesi sono s\u00ec riservati, ma anche ospitali. Da quel 2006, in qualche modo, le luci dei ponti torinesi sul fiume Po sono non si sono mai spente. In quel 2006, Torino fu una festa continua. Una festa che, a distanza di dieci anni, si \u00e8 ripetuta, per ricordare quello che \u2013 in effetti \u2013 \u00e8 stato l'inizio di una nuova era per la citt\u00e0.<\/p>\n<p class=\"p4\"><span class=\"s2\"><b>LA FESTA PER IL DECENNALE<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">Dal 25 al 27 febbraio, Torino ha celebrato il decennale da quelle Olimpiadi Invernali del 2006 che l'hanno mostrata nella sua bellezza a tutto il mondo. Ritrovi di volontari, musica, parate e \u2013 naturalmente \u2013 una notte bianca, cos\u00ec come fu allora, con musei ed esercizi commerciali aperti fino a tardi. A definire il significato di queste celebrazioni, \u00e8 stato il sindaco Piero Fassino: \u00abUn compleanno, certo. Un modo per rivivere l\u2019emozione, certo. Una retrospettiva dei successi, anche\u00bb, ha dichiarato. \u00abMa l\u2019idea di festeggiare il decennale olimpico, e di rievocare lo straordinario periodo \u2013 tanto breve quanto coinvolgente \u2013 delle Olimpiadi invernali di Torino 2006 \u00e8 anche e soprattutto un modo per guardare avanti. Ricordando la strada che port\u00f2 alla cerimonia inaugurale del 10 febbraio, con le sue incertezze, la fatica, gli scetticismi che costellarono gli anni precedenti. Guardando alla capacit\u00e0, cos\u00ec radicata e antica in questa Citt\u00e0, di fare le cose per bene e al meglio possibile, in un accordo non scritto e silenzioso capace sempre di unire, anche nelle differenze\u00bb.\u00a0<\/span>Il sindaco Fassino non ha perso l'occasione di ricordare con orgoglio quanto sia cresciuta da allora la citt\u00e0: \u00abNon \u00e8 un caso, se ci pensiamo, che la citt\u00e0 in cui \u201cnon succedeva mai niente\u201d sia oggi indicata dal New York Times come unica meta italiana da non perdere nel 2016\u00bb.<\/p>\n<p class=\"p4\"><span class=\"s2\"><b>TORINO 2006: I PROTAGONISTI <\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">\u00abRicordo bene quella emozione, ricordo la sensazione di orgoglio, ricordo l\u2019entusiasmo contagioso che ci portammo dentro e addosso per tutto il periodo pre olimpico\u00bb. Se Torino ha vissuto il periodo delle Olimpiadi Invernali 2006, il merito \u00e8 anche di Valentino Castellani, che nel 1997 prese la decisione di candidare la citt\u00e0 e che fu poi presidente del Toroc (TORino Organising Committee, ovvero Comitato per l'Organizzazione dei XX Giochi Olimpici Invernali Torino 2006). \u00abSono tra i fortunati che hanno vissuto questa avventura faticosa e non facile dal primo momento, quello della decisione iniziale, fino alle ultime gare delle Paralimpiadi, il 19 marzo del 2006. Il tratto pi\u00f9 significativo di questa lunga esperienza che voglio sottolineare \u00e8 il grande lavoro di squadra che abbiamo messo in campo e che \u00e8 stato la chiave del successo. Abbiamo fatto squadra tra le istituzioni locali, le autorit\u00e0 nazionali, sia politiche che sportive, e con tutto il territorio olimpico\u00bb, ha dichiarato Castellani. Giuseppe Gattino, invece, del Toroc era capo ufficio stampa: \u00abEsserci stato dal primo istante e aver lavorato sia per la candidatura che per l\u2019organizzazione dei Giochi, assomiglia a un privilegio, a un sogno diventato realt\u00e0, che al tempo in cui cominci\u00f2 quell\u2019avventura non si sarebbe potuto immaginare\u00bb, racconta. \u00abOrganizzare i Giochi Olimpici, e \u2013 nel mio caso \u2013 comunicarli, fu un\u2019esperienza straordinaria. Si misero in moto energie nuove e fino a quel momento imprevedibili. Una citt\u00e0 sinonimo di grigiore e declino divenne luogo di attrazione di migliaia di persone, per lo pi\u00f9 giovani, provenienti da ogni parte del mondo. Persone \u2013 e tra queste includo i circa 26.000 volontari \u2013 tenute insieme dalla voglia di vivere un\u2019esperienza unica e per molti irripetibile\u00bb.<\/span>Luca Rolandi dieci anni fa era il responsabile dei contenuti del sito\u00a0<a href=\"http:\/\/www.torino2006.org\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span class=\"s3\"><i>www.torino2006.org<\/i><\/span><\/a><span class=\"s1\">. Oggi, insieme a Loris Gherra (e con il contributo degli studenti del Master di giornalismo Giorgio Bocca), ha pubblicato il libro \u201cQuelli che costruirono i Giochi. Un racconto inedito di Torino 2006\u201d, che raccoglie ventisette testimonianze di coloro che lavorarono da vicino alle Olimpiadi di Torino, oltre che l'elenco dei nomi di tutti i dipendenti, consulenti e collaboratori del TOROC, dei dipendenti e collaboratori dell\u2019Agenzia Torino 2006 e dei volontari dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Torino 2006. \u00abTorino 2006 \u00e8 stato vero e proprio punto di non ritorno per la storia della capitale sabauda e di buona parte del Piemonte.\u00bb, racconta Luca Rolandi, \u00abA quell\u2019evento presero parte, da un punto di vista organizzativo, quasi trentamila persone, tra professionisti e volontari.\u00a0<\/span>Un vero e proprio esercito che port\u00f2 a termine in modo brillante un progetto complicatissimo in diretta mondiale. Il volume \u00e8 un modo per dire grazie, dieci anni dopo, a tutti coloro che hanno costruito un sogno condiviso\u00bb.<\/p>\n<p class=\"p4\"><span class=\"s2\"><b>Torino 2006: cosa \u00e8 rimasto alla citt\u00e0 <\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">Non tutti gli impianti di Torino 2006 hanno avuto ugual fortuna, ma molte sono le cose che quell'evento ha lasciato in eredit\u00e0 alla citt\u00e0. L'arco olimpico, innanzitutto, realizzato per unire il villaggio olimpico con il Lingotto attraverso una passerella di 400 metri. In effetti, i 69 metri di altezza dell'arco rosso sono diventati uno dei simboli della citt\u00e0.\u00a0<\/span>C'\u00e8 poi il Pala Alpitour, conosciuto fino a poco tempo fa con il nome del suo ideatore, l'architetto giapponese Arata Isozaki. Sede di concerti, eventi sportivi e non solo, con i suoi oltre 14mila posti a sedere \u00e8 la pi\u00f9 capiente struttura coperta d'Italia a uso sportivo. L\u00ec accanto, lo Stadio Olimpico, che fu rimesso a nuovo proprio per i giochi del 2006 e che ebbe l'onore di ospitare la cerimonia di apertura, il 10 febbraio 2006. C'\u00e8 anche l'Oval Lingotto, lo stadio costruito per ospitare le gare di pattinaggio di velocit\u00e0. Capace di contenere 8500 spettatoti, viene oggi per lo pi\u00f9 utilizzato come spazio fieristico. E la metropolitana? In fondo, la linea 1 \u00e8 figlia di quel periodo, inaugurata pochi giorni prima dell'inaugurazione dei Giochi. Infine, se vi state chiedendo preoccupati che fine abbiano fatto le gigantesche mascotte delle Olimpiadi, Neve e Gliz, state tranquilli. I pupazzoni sono sani e salvi e sono conservati insieme a Aster, la mascotte dei Giochi Paralimpici, nel parco Mennea, tra corso Rosselli e il passante ferroviario.<\/p>\n<p class=\"p1\"><i>di Valentina Dirindin<\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A distanza di dieci anni dai Giochi Olimpici invernali del 2006, Torino ricorda quello che fu un momento speciale per la citt\u00e0, un'occasione per mostrare al mondo le sue bellezze fino ad allora tenute un po' nascoste Dieci anni fa, tutti avevano un'opinione in merito a quel che sarebbe successo di l\u00ec a poco. 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