{"id":6240,"date":"2015-03-04T11:57:51","date_gmt":"2015-03-04T10:57:51","guid":{"rendered":"https:\/\/shopinthecity.it\/?p=6240"},"modified":"2018-01-10T13:56:06","modified_gmt":"2018-01-10T12:56:06","slug":"torino-sul-set","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/shopinthecity.it\/torino\/torino-sul-set\/","title":{"rendered":"Torino sul set"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\"><span class=\"s1\"><i>The Italian Job<\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">F<\/span>renate gli ormoni. Se a pensando a <i>The Italian Job<\/i> vi sono venuti immediatamente in mente il muscoloso Mark Wahleberg o la prosperosa Charlize Theron (nonch\u00e9 il bravissimo Edward Norton), fate pure un passo indietro. Indietro di quarant'anni, per l'esattezza. <i>L'Italian Job <\/i>di cui parliamo noi \u00e8 infatti il film del 1969 diretto da Peter Collinson, di cui l'altro (quello con Wahleberg e compagnia bella) \u00e8 il remake. \u201c<i>Un colpo all'italiana<\/i>\u201d (con questo titolo venne distribuito in Italia il film del '69), vedeva il due volte Premio Oscar Michael Caine (per i pi\u00f9 giovani, il maggiordomo Alfred di Batman nella trilogia di Christopher Nolan) e soci scorrazzare per le strade di Torino a bordo di tre Mini Cooper per seminare la polizia dopo una rapina ai danni della Fiat. Una produzione internazionale quasi interamente girata a Torino, cinquant'anni fa, era un evento senza precedenti. La critica cinematografica \u00e8 un terreno nel quale non vogliamo addentrarci, in questo momento. Non siamo quindi qui a suggerirvi di riprendere in mano la pellicola inglese diretta da Peter Collinson. Anche perch\u00e9, diciamocelo, a tratti \u00e8 una vera macchietta dello stereotipo dell'italianit\u00e0 all'estero, come in una scena che \u00e8 una lunga carrellata di luoghi comuni (provate a contarli!): durante un infinito ingorgo causato da una partita di calcio, c'\u00e8 chi trova il tempo per fare il provolone con la fanciulla della macchina accanto, chi gioca a carte, chi improvvisa un banchetto nell'abitacolo di una 500 (trovando lo spazio chiss\u00e0 come) bevendo vino da un fiasco e mangiando a quattro palmenti. Mancano giusto la pizza e il mandolino, e poi il quadro \u00e8 completo. Frenate per\u00f2 l'orgoglio nazionale in difesa dell'italianit\u00e0 (in fondo in fondo, siamo davvero quelli che per lo spuntino lungo la strada si porterebbero la parmigiana di melanzane), e indirizzate invece\u00a0 quell'orgoglio nel vedere la nostra citt\u00e0 utilizzata come meraviglioso sfondo della corsa mozzafiato delle Mini Cooper. Mica una piccola comparsata, sia chiaro: Torino ha un ruolo da vera protagonista, con decine e decine di scene che la mostrano in tutta la sua bellezza. Vale dunque la pena di fare un giro per la citt\u00e0, ripercorrendo le zone che fecero da location a quel film e sfruttando l'occasione per visitare dei veri luoghi dello star system a due passi da casa.\u00a0<span class=\"s1\">La corsa delle tre automobili parte da una location forse un po' difficile da individuare. All'inizio della loro fuga, infatti, le tre macchine si trovano all'interno del palazzo in cui erano nascoste. Nella migliore delle tradizioni cinematografiche, la logica viene totalmente sopraffatta e messa al servizio della spettacolarit\u00e0: non si sa dunque perch\u00e9 le Mini fossero nascoste all'ultimo piano e non al piano terra. Per uscire e iniziare la loro corsa, quindi, devono ovviamente scendere le scale (un ascensore sarebbe stato troppo poco scenografico). Ma non stiamo qui a fare i pignoli. Le Mini arrivano all'uscita passando nientepopodimeno che sulla scalinata di <\/span><span class=\"s2\"><b>Palazzo Madama<\/b><\/span><span class=\"s1\">, opera settecentesca dello Juvarra. Non saltate sulle sedie, voi tutori dei beni artistici e architettonici della citt\u00e0: furono ovviamente prese tutte le precauzioni del caso a salvaguardia dell'opera juvarriana. Per non danneggiarla durante le riprese, infatti, vennero posti sui gradini assi di legno compensato, ricoperti da uno spesso telo di iuta. Scalone salvo, dunque, e macchine in fuga a cielo aperto.\u00a0<\/span><span class=\"s1\">Se Torino doveva essere, come non utilizzare uno dei patrimoni architettonici pi\u00f9 caratteristici della citt\u00e0, ovvero i suoi infiniti <\/span><span class=\"s2\"><b>portici<\/b><\/span><span class=\"s1\"> (lo sapete che ne abbiamo oltre 16 km)? Immaginatevi (ma immaginatelo e basta, per carit\u00e0!) come deve essere andare a tutta velocit\u00e0 sul lucidissimo\u00a0<\/span>e scivoloso lastricato di marmo di via Roma: scommettiamo che a ogni provetto automobilista sarebbe piaciuto essere nei panni degli stuntmen di\u00a0<i>The Italian Job<\/i>, che fecero sfrecciare\u00a0<span class=\"s1\">le loro Mini Cooper tra <\/span><span class=\"s2\"><b>via Roma<\/b><\/span><span class=\"s1\"> e <\/span><span class=\"s2\"><b>piazza Vittorio<\/b><\/span><span class=\"s1\">, in mezzo ai dehors dei bar e sotto le luminose insegne pubblicitarie tipiche dell'epoca. Un breve passaggio poi anche in <\/span><span class=\"s2\"><b>Galleria Subalpina<\/b><\/span><span class=\"s1\"> (quella tra piazza Castello e piazza Carlo Alberto) e in <\/span><span class=\"s2\"><b>Galleria San Federico<\/b><\/span><span class=\"s1\"> (quella a lato di via Roma).\u00a0<\/span><span class=\"s1\">Dopodich\u00e9, le tre automobili (inseguite da una motocicletta della polizia) sono protagoniste di una vera entrata trionfale: eccole che sbucano ai lati di una delle chiese pi\u00f9 scenografiche di Torino, la <\/span><span class=\"s2\"><b>Gran Madre<\/b><\/span><span class=\"s1\">. Da qui, si lanciano in una rocambolesca discesa della scalinata della chiesa, tagliando la strada a un corteo nuziale che proprio in quel momento stava percorrendo la gradinata. Da notare che gli sposi, incredibilmente, non si scompongono quasi per nulla al passaggio delle tre automobili, e continuano a scendere le scale preceduti dai fotografi. Forse si intende proprio questo, quando si dice che l'amore rende ciechi.\u00a0<\/span><span class=\"s1\">Dopo aver seminato qualche auto delle forze dell'ordine in un gigantesco ingorgo in <\/span><span class=\"s2\"><b>piazza Vittorio<\/b><\/span><span class=\"s1\"> (composto da una buffa sfilata di 500, visto che la Fiat intu\u00ec il potenziale commerciale del product placement in quel film, pur non riuscendo a far sostituire le Mini Cooper), le tre macchine salgono su una rampa lasciata l\u00ec dai lavori in corso e si ritrovano in cima alla volta di 23 metri d'altezza del <\/span><span class=\"s2\"><b>Palazzo a Vela<\/b><\/span><span class=\"s1\">, sopra la quale (non si sa bene come n\u00e9 dove) riescono a nascondersi e a ingannare come un fessacchiotto un povero poliziotto italiano. D'altronde, la produzione spieg\u00f2 chiaramente come\u00a0<\/span>il film dovesse rappresentare uno scontro tra inglesi e italiani: si doveva dimostrare che loro erano intelligenti e noi sciocchi. Ecco perch\u00e9, nonostante la somma di 50 mila dollari proposta dalla Fiat, l'inseguimento avvenne a bordo delle Mini, che seminarono una a una le concorrenti italiane guidate dalla polizia.\u00a0<span class=\"s1\">In questa pazzesca gara automobilistica per le strade di Torino, non poteva di certo mancare la location da corsa pi\u00f9 scenografica che la citt\u00e0 avesse da offrire: un'occasione unica per girare a tutta velocit\u00e0 sulla vetta di un palazzo. Niente come la <\/span><span class=\"s2\"><b>pista del Lingotto<\/b><\/span><span class=\"s1\"> si dimostrava adatta alle riprese. Quale altra citt\u00e0, infatti, poteva offrire una pista ad anello, con due curve paraboliche studiate in modo da essere effettuate a una velocit\u00e0 si 90 km\/h (ai tempi della progettazione la velocit\u00e0 di punta delle automobili era 70 km\/h), il tutto con vista sulle Alpi?\u00a0<\/span>Infine, prima di abbandonare Torino, le Mini Cooper decidono di prendere un po' di fresco lungo le rive del Po. D'altronde, si tratta di una macchina pensata per i giovani: quindi non poteva mancare nel giro turistico di Torino una tappa ai Murazzi. Le immagini delle macchine che si trovano a rincorrersi tra un dehors e un ombrellone posizionati sul lungo fiume, tra l'altro, mostrano che la movida era gi\u00e0 ben presente da quelle parti negli anni Sessanta, e che l'idea di \u201cMurazzi beach\u201d forse non \u00e8 cos\u00ec assurda come sembrava. Ma anche qui, il cinema fa le cose per bene, e se Po abbiamo detto Po deve essere fino in fondo. Le Mini non si limitano infatti a correre lungo le bachine del fiume, ma ci entrano addirittura dentro, correndo a filo d'acqua (ben prima che Magnolia facesse camminare una macchina sulle acque della nuova edizione dell'Isola dei famosi, verrebbe da dire). Queste immagini spettacolari regalano una delle viste pi\u00f9 belle della nostra citt\u00e0, con la collina e il Monte dei Cappuccini a fare da sfondo alle automobili dei rapinatori che si fanno strada in mezzo agli spruzzi d'acqua lungo la diga dei Murazzi. Qui si conclude il giro delle Mini di <i>The Italian Job<\/i>. Se vi abbiamo incuriosito, andate ad affittarvi un dvd. O, pi\u00f9 semplicemente, uscite di casa e girate per la nostra bellissima citt\u00e0, fingendo di fuggire dalla polizia in una fuga in stile anni Sessanta. Vi sembrer\u00e0 di essere sul set di una mega produzione cinematografica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>The Italian Job Frenate gli ormoni. 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