Giornata Mondiale del Parkinson: dieci consigli per agire d'anticipo

I consigli del Dottor Bottino, Dirigente medico presso il Presidio Sanitario San Camillo di Torino, per riconoscere i segnali e agire in tempo per una qualità di vita migliore.

In occasione della Giornata Mondiale del Parkinson, che si celebra ogni anno l'11 aprile, la comunità medica e le associazioni dei pazienti si uniscono per accendere i riflettori su una delle patologie neurodegenerative più diffuse.

Quando si pensa al Parkinson, l'immagine che balza subito alla mente è quella del tremore alle mani. In realtà, questa patologia è molto più complessa e spesso inizia con segnali sottili, quasi invisibili, che possono manifestarsi anche anni prima dei disturbi motori più evidenti come perdita dell’olfatto, disturbi del sonno con movimenti bruschi, micrografia (cambiamento nella scrittura, che diventa improvvisamente più piccola, compressa e difficile da leggere.), lentezza nei movimenti, riduzione della mimica facciale, depressione del tono dell'umore.

Notare uno di questi sintomi, però, non deve diventare motivo di allarme immediato. Molti di questi disturbi sono comuni e possono dipendere da fattori del tutto diversi quali stress, stanchezza o il naturale avanzare dell'età. L'obiettivo non è spaventarsi, ma usare questi segnali come un promemoria per consultare il proprio medico, l'unico in grado di valutare il quadro clinico nel suo insieme e verificarne le cause effettive.

La diagnosi precoce e uno stile di vita corretto non sono solo strategie di prevenzione, ma veri e propri pilastri per chi convive con la malattia. Contro la malattia di Parkinson non esiste ancora una cura definitiva, la ricerca conferma che l'approccio multidisciplinare è la chiave per rallentare la progressione.

Il Dottor Bottino, Dirigente medico specializzato in geriatria e membro del gruppo dedicato alla riabilitazione dei pazienti parkinsoniani, attivo da più di 24 anni presso il Presidio Sanitario San Camillo di Torino, lo sa bene. Ecco, infatti, i suoi dieci consigli utili per la prevenzione e la cura del Parkinson, affiancati a un approccio multidisciplinare per rallentare la progressione e migliorare la qualità di vita:

1. Non affrontare la malattia da soli. Fin dal momento della diagnosi cercare con chi condividere esperienze, ansie e paure. Il ruolo delle Associazioni è fondamentale per non sentirsi isolati.

2. Mantenere il proprio stile di vita, gli interessi e le abitudini di sempre. La malattia non coincide con la persona.

3. Affidarsi a professionisti esperti nella cura. Oggi si può fare molto con farmaci o altre opzioni terapeutiche, che vanno gestite da chi ha esperienza.

4. Considerare l’attività fisica come parte integrante della cura. Inserire nella giornata momenti di movimento ed esercizio, anche se non si è abituati a farlo. Il movimento mantiene una buona attività cerebrale. Se le difficoltà, non solo motorie, lo richiedono, affidarsi ad esperti della riabilitazione multidisciplinare in campo sanitario.

5. Osservare scrupolosamente gli orari della terapia, suggeriti dai curanti. Le terapie “fai da te” possono causare gravi scompensi e non permettono di capire l’utilità e l’efficacia della terapia.

6.Curare l’alimentazione seguendo i consigli dei medici e dei nutrizionisti. Ad esempio, spostare l’assunzione di proteine la sera rende la terapia più efficace. Mantenere sotto controllo il peso corporeo permette una migliore gestione dei movimenti.

7. Curare la qualità del sonno. Affrontare le giornate riposati permette di ridurre la stanchezza e migliora le capacità cognitive.

8. Pensare di partecipare ad attività di gruppo, come Tai Chi, danza, camminata veloce, tennis, tennis tavolo o altre. Oltre ai benefici del movimento, far parte di gruppi aiuta la relazione e migliora l’umore.

9. Vivere la lentezza, spiegando a chi sta intorno le proprie difficoltà. Superare il disagio del confronto sociale riduce la fatica delle relazioni e del giudizio.

10. Mantenere una buona stimolazione della mente, da allenare come il corpo. Leggere, imparare nuove attività, conversare, coltivare interessi è un esercizio cognitivo indispensabile per “non far vincere il Parkinson”.

Infine, ricordare che ogni persona è una singolarità, con le proprie caratteristiche e la propria storia. Una diagnosi è un punto di svolta della vita, ma non un termine. Le relazioni, gli incontri con medici e professionisti della cura e con altre persone che condividono difficoltà e fatiche riducono il peso e aumentano la qualità del vivere quotidiano.

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