Torino Capitale Europea della Cultura 2033: proseguono i lavori per la candidatura

Proseguono i lavori per la candidatura di Torino Capitale Europea della Cultura 2033. Lavori iniziati da tempo, per la verità: a partire dal novembre 2019 la commissione V del Comune di Torino ha avviato un percorso che ha visto la partecipazione di assessori, di rappresentanti delle istituzioni culturali e di altri soggetti qualificati con l’intento di costruire un tavolo di lavoro che elabori un percorso comune.

Le Capitali europee della cultura mirano a promuovere la ricchezza e la diversità delle culture e a incoraggiare il senso di appartenenza dei cittadini a un’area comune. Il programma e gli investimenti legati a questa candidatura possono contribuire con forza alla rigenerazione e alla crescita sostenibile della città nel lungo periodo.

L’Italia (che ospiterà la capitale della cultura insieme ai Paesi Bassi) inviterà le città a presentare le proposte nel 2027, sei anni prima dell’anno prefissato. Dopo una prima scrematura operata da una giuria di esperti indipendenti, la capitale italiana verrà ufficializzata nel 2029. Un percorso per il quale è fondamentale prepararsi, vista l’importanza di un eventuale traguardo in un momento in cui il rilancio del turismo e dell’attrattività cittadina è fondamentale.

Per sviluppare una candidatura convincente il Comune di Torino ha coinvolto TEDxTorino, uno dei tanti protagonisti della cultura torinese capace di portare in città, direttamente dalla Silicon Valley, il modello TED e di riunire su un palco, tre o quattro volte all’anno, personalità interessanti che possano raccontare al pubblico le proprie idee. La domanda centrale – pensata insieme al Comune di Torino – è stata: “quali conclusioni possiamo trarre dalle nostre esperienze e come applicarle al lavoro culturale che, nonostante la pandemia e le sue conseguenze, tentiamo di gestire tutti i giorni?”.

L’idea è stata quella di considerare l’argomento “Cultura” da differenti punti di vista. Dal teatro al cinema, dai musei ai concerti, dallo sport all’entertainment, la cultura nella sua accezione più ampia si è seduta ai tavoli di TEDxTorino per dialogare e ascoltare altri punti di vista.

Quel che ne è venuto fuori, sono quattro macroambiti su cui lavorare:

Spazio pubblico

Il pensiero emerso dagli incontri è stato quello di non ridurre la cultura ai luoghi ‘preposti’, ma di utilizzare tutti i luoghi pubblici come luoghi vuoti, di tutti. Lo spazio pubblico non è solo un contenitore di emozioni, ma le fa risuonare, incoraggiando nuovi modi di pensare e di agire.

Accessibilità

Si è discusso delle molte declinazioni dell’accessibilità per sottolineare che, per quanto l’accessibilità al digitale non sia scontata, il dibattito culturale di questi mesi non può fermarsi lì. Il diritto di tutti di vivere la cultura dal vivo, nell’ambito della democrazia, è un aspetto imprescindibile per approcciarsi alla discussione. Mentre la crossmedialità è sicuramente una soluzione in un momento di emergenza, non può essere l’unica. È certamente vero che il digitale ha reso più semplice la fruizione della cultura a persone con alcune disabilità, ma non si deve dare per scontato che sia (per loro o per altri) un’esperienza completa o la più completa cui si possa ambire. L’accessibilità alla cultura ha due lati, uno dei quali è la produzione di contenuti culturali. Per favorirla e tutelare il tessuto culturale in questo ambito avrebbe senso riformare le modalità di accesso ai fondi pubblici e cambiare le regole del rapporto tra privati e cultura, anche fiscalmente.

Inclusione

Se l’emergenza esige intervento, il futuro chiede progettazione. Questo è il tempo dell’ascolto, della visione a medio-lungo termine che considera l’inclusione come un’espressione della democrazia. Una visione incoraggiata da istituzioni, operatori, industria e accademia per valorizzare il desiderio di attivismo delle persone. Ancora una volta è importante sottolineare che la co-progettazione dal basso nasce quando c’è terreno fertile e questo è un effetto di una politica culturale sul territorio che non si limita a costruire rampe per disabili a lato delle scale nelle nuove costruzioni, ma che progetta universalmente, includendo persone disabili nell’ideazione. La cultura è accrescimento del patrimonio cognitivo di ogni individuo. Non deve essere calata dall’alto, ma nascere dalla partecipazione e dalla comunità.

Innovazione

Troppo spesso questo termine è stato sinonimo di “governo della tecnica” mentre, in realtà, l’innovazione dovrebbe parlare il linguaggio della cooperazione. Innovazione è coinvolgimento non solo dei fruitori nella progettazione, ma di tutte le persone che, anche trasversalmente, vivono l’esperienza culturale. Innovazione è ascoltare e stimolare, senza canalizzare: è saper catalizzare le creatività altrui e incoraggiarle, altrimenti non può essere “buona” innovazione. Innovazione è inclusione perché dagli incontri nascono nuove idee. Non è dire “abbiamo un’idea”, ma “creiamo insieme l’idea che vogliamo”.

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